Commento dettagliato e fonti di analisi del documento commissione tecnico scientifico.

Un documento che pare essere stato realizzato dal comitato tecnico scientifico (cts) e che la stampa nazionale riporta oggi in modo diffuso, ci consente di fare alcune considerazioni sulla logica adottata.

Il primo elemento di rilievo è l’ammissione che il tasso di mortalità (IFR in gergo ) è pari allo 0,657%. Il numero discende da uno studio del dr. Verity (www.lancet.com Verity 30 marzo) e basato su analisi dei dati di Wuhan (!!) Hong Kong e macao nel mese di febbraio. Lo studio si riferiva a 1023 casi e utilizzava una distribuzione dei contagi per fascia di eta rivelatasi poi errata ladove i tamponi siano fatti estensivamente (www.cdc.go.kr). Altri studi seguenti sono stati pubblicati tra cui quello dell’università di Stanford California (www.medrxiv.com Bendavid e Mulaney) basato su dati della contea di Santa Clara, dove si stima lo stesso valore in un intervallo tra 0,12 e 0,20%. Chiaramente il cts ha a sua disposizione come tutti noi questi dati e studi.

La questione non è di poco conto, anzi è essenziale per capire quanto il contagio sia già esteso in Italia, e infatti il cts la tratta nelle premesse. Se infatti concordiamo come credo ormai tutto il mondo scientifico, che il virus sia comune a tutto il mondo e con le stesse caratteristiche, tasso di mortalità per fascia di età, comorbilità e trattamento clinico, partendo dall’unico dato certo (i decessi) si arriva con una semplice divisione al numero di contagiati.

I decessi poi dovrebbero essere stimati come ormai brillantemente chiarito dal sito belga del ministero della salute (www.info-coronavirus.be) non tanto come decessi rilevati e comunicati (come si fa in italia alle 18) , ma come differenza tra i decessi ISTAT medi negli anni precedenti (2015-19) e decessi nel 2020. La differenza che è sempre eclatante e molto significativa in tutta europa non può che essere attribuita al coronavirus. Sono usciti parecchi dati sul tema da Bergamo a Brescia e anche sul Financial Times con alcune stime, e stupisce che il cts, pur avendo accesso ai dati istat a campione nei comuni più importanti o anche a mezzi di certo superiori a quelli dei privati cittadini, non abbia considerato questo evidente elemento statistico.

Il cts nel suo documento parte dai decessi al 31 marzo (12500 casi circa) e divide per il tasso ifr per arrivare a una stima di circa 2 milioni di contagiati “immuni” almeno inizialmente. Qui gli errori o le omissioni sono evidentemente due. La prima è ovvia e riguarda il dato dei decessi (che ovviamente da un punto di vista statistico, come noto al cts seguono i contagi con un ritardo di 10-12 girorni) ad oggi comunicato è di circa 28.000 casi. Il secondo errore è che come chiaramente evidenziato dai dati parziali ISTAT i decessi sono invece circa 38.000 secondo una mia stima senza dati a disposizione. Con semplici tecniche statistiche e campionature sul territorio il cts potrebbe avere numeri più precisi se volesse (solo a Bergamo e provincia con dati quasi certi i decessi sono circa 3.000 in più dei dichiarati alle 18 e a Brescia probabilmente altrettanti).

Con una semplice divisione i contagiati “almeno inizialmente immuni” (definizione del cts), sarebbero quindi ad oggi non più 2 milioni (3% della popolazione) ma 6 milioni cioè il 10% della popolazione. Se poi il tasso ifr fosse non 0,657 come stimato da dr. Verity su lancet ma 0,4% (media tra Verity e Stanford) gli immuni sono circa 10 milioni ad oggi cioe il 16% della popolazione, dato assai diverso dal 3% utilizzato dal cts.

Ma le anomalie e gli errori non finiscono qui. Nella figura 1 del documento cts che è la base di tutti gli scenari successivi si stima l’incidenza della necessita di terapia intensiva per fascia di età. Anche questo non è dato di poco conto perche tutta la logica del lockdown, del suo prolungamento e degli enormi sacrifici economici che ne conseguono (disoccupazione oggi e tasse che saremo tutti chiamati a sostenere in futuro a meno di una crescita economica sostanziale) dipende proprio dalla necessità di evitare il collasso del sistema sanitario. E, non a caso, il cts utilizza come chiave per le sue raccomandazioni al governo il numero di casi di terapia intensiva previsti. Se infatti la terapia del covid 19 non necessitasse sempre e in ogni caso di terapie intensive e di ospedali, ma anche e in parecchi casi fosse possibile con cure cliniche relativamente semplici a casa praticate dai nostri bravissimi medici di famiglia, la logica del lockdown sarebbe assai disputabile, e giustificabile solo nell’ipotesi di riuscire a eliminare completamente il virus, ipotesi che tutta la comunità scientifica considera a questo punto velleitaria, e che tra l’altro dovrebbe essere realizzata su scala planetaria… a meno di chiudere i confini per sempre.

La famosa figura 1 definisce la % di TI sui contagiati totali e correttamente definisce pressoché a zero la % di TI sotto i 55 anni. Poi stima questa % intorno a 0,7% tra 55 e 65 anni, per poi crescere tra 3 e 5% tra 70 e 95 anni (pag. 3).
Proviamo ad applicare queste percentuali stimate sulla popolazione contagiata italiana calcolata come sopra al 27 aprile e confrontare con l’effettivo uso di TI ad oggi. Per farlo dovremmo sapere la distribuzione dei contagi per fascia di età e qui ci possono soccorrere numerosi siti, eccellenti, www.rki.de (germania) www.covid.is (islanda) www.cdc.go.kr (korea) che, come tutti gli statistici presenti nel cts certamente sanno, applicando i tamponi a una base statistica della popolazione non evidentemente e pesantemente distorta come fa istituto superiore della sanita (www.iss.it ), ma a una campione di popolazione statisticamente omogeneo rispetto al totale, ci dicono chiaramente che il virus è diffuso nella popolazione in modo del tutto omogeneo per fascia di eta. Per la verità il sito koreano ci dice che è molto più diffuso rttra 20 e 29 anni ma trascuriamo questo dettaglio che rafforzerebbe ancora di più le analisi successive.

Quindi tenuto conto che in Italia sui 49 milioni di cittadini oltre i 20 anni (100% del campione contagiati e quindi suscettibili), ci sono 27 milioni di persone tra 20 e 55 anni (il 55% del totale) e poi 8 milioni tra 55 e 65 (16%) del totale e infine 14 milioni oltre 65 anni (29 % del totale ) (www.demo.istat.it) si possono fare i calcoli di quante persone sarebbero gia dovute essere soccorse in TI , sempre utilizzando i parametri della figura 1 dello studio cts.
Ovviamente i parametri dipendono dal calcolo del numero di contagiati immuni su cui sopra si è discusso.

Utilizzaremo quindi 3 casi.
Il caso 1
(grossolanamente sbagliato come dimostrato sopra )del cts di 2 milioni di contagi, il caso 2 di 6 milioni di contagi e il caso 3 (probabilmente ottimistico anche se i dati di new york www.covid19tracker.health.ny.gov con i risultati dei primi 7500 test sierologici a campione non saranno certamente sfuggiti al cts e sono coerenti con un ifr dello 0,4%) con 10 milioni di contagi
Ebbene facendo opportune moltipliche nel caso 1 (sbagliato come noto) avremmo avuto finora un totale di utilizzo terapie intensive pari a 25.000 casi. Nel caso 2 ne avremmo avuti 76.000. Nel caso 3 ne avremmo avuti 127.000
Non sono pubblicati in Italia i dati di utilizzo della TI a differenza della spagna (www.mscbs.gov.es) che da un’informativa ai cittadini sul coronavirus eccellente, ma il cts ha sicuramente questi dati esatti e facendo qualche calcolo sulla durata della TI (stimata dal cts in 14 giorni mediamente pag. 5) e dai numeri pubblicati sulla TI ( www.lab24.ilsole24ore.com/coronavirus ) si arriva a circa 11.000 casi complessivi nel periodo 1 marzo -28 aprile peraltro non dissimile dal numero della spagna che ha decessi e quindi contagiati simili all’Italia. A questo numero si sommano i casi di terapia intensiva che non è stato possibile accomodare nell’emergenza Bergamo/Lodi che forse possono essere stimati anche con ampiezza in 3000 o 4000 casi.

Calcolando finora circa 13000 o 14000 mila casi necessitanti di TI possiamo tranquillamente concludere che la stima del cts è sbagliata utilizzando i loro stessi dati (sbagliati ) al 30 marzo di almeno 2 volte, ma più correttamente utilizzando dati giusti di un fattore che va da 6 a 10 volte. Per sicurezza si potrebbe stimare la necessita di TI attuale. I dati dicono che sta calando di 100 unita al giorno e ad oggi ci sono circa 1800 casi di terapia intensiva , ma non sono pubblici quanti sono i nuovi casi giornalieri in TI e soprattutto ignoriamo quanti siano davvero quanti i casi effettivi giornalieri ci contagio.

E quindi possiamo concludere che la stima del numero di letti terapia intensiva pubblicata da gran parte dei quotidiani senza forse un adeguata verifica di 150.000 casi al picco dell’epidemia in caso di fine immediata del lockdown e di 440.000 casi in tutto l’anno fino al 31 dicembre è ugualmente sbagliata più o meno dello stesso fattore. Per riferimento anche intuitivo il massimo utilizzo TI in Italia nel momento del collasso sanitario a Bergamo è stato di 4100 letti e oggi sceso a 1800 circa. Con una %di contagiati immuni già oggi del 10% secondo i parametri e le stime del cts da confrontarsi con 150.000 e 440.000 !!

Di certo però l’analisi dei 46 scenari su cui poi il cts raccomanda, sempre sulla base del rischio di collasso sanitario, di prolungare il lockdown che ovviamente è basata sullo stesso errore di base (decessi, ifr, incidenza terapia intensiva) sarà stata ricalibrata con analisi più … attente. Non è dato saperlo perché sono stati pubblicati solo i risultati per ogni scenario , e dai risultati stessi non sembra proprio che sia stata corretta.
Ci sono NUMEROSE altre domande da un punto di vista statistico e logico che verrebbe spontaneo leggendo attentamente le 22 pagine del documento e sui relativi risultati.
Ma per ora basta ricalcolare il numero di italiani partendo dai 440.000 in terapia intensiva ipotizzati nell’anno 2020 in caso di rilascio del lockdown : scopriamo con questi numeri che ci sono da 200 a 250 milioni di abitanti in Italia. Tanti ne servirebbero utilizzando i numeri veri e consuntivi di utilizzo della terapia intensiva fino ad oggi per giustificare i numeri pubblicati dal cts. I 200 milioni che non conosciamo sono quelli che servono per giustificare il lockdown prolungato …. sempre però (pag. 22) che “l’attività scolastica rimanga chiusa” e ci siano “sistemi di monitoraggio di circolazione dell’infezione e sorveglianza attiva” . Chissà cosa succederebbe senza il monitoraggio di circolazione dell’infezione (compito mi pare del cts ), e la sorveglianza attiva della popolazione. Inimmaginabile direi. O forse preoccupante

Scarica il documento del CTS qui
30 Aprile 2020